venerdì 14 dicembre 2012

Capitolo I

  Già al quarto bicchierino comincio a vederci doppio. Samantha mi versa comunque il quinto. 
Capiamoci bene, ne berrei a volontà, ma c'è nonna Silvana a casa che mi aspetta ed entrare nel tinello di casa praticamente a gattoni non mi pare una buona idea. 
  Tommaso e Cristi sono comunque persi nelle enormi bocce della cameriera mentre l'odore acre di vomito e il chiasso attorno a noi mi fanno girare la testa. E pensare che questa topaia è il pub più "in" della città.
<< E poi cala la nebbia, ti giuro, come nei film di Twilight, e sentiamo tipo l'urlo di un bambino che piange... >> Vi dico che come racconta le cose Tommaso non le racconta nessuno <<...Allora volevamo chiamare la polizia, ma poi... Cristi, ma che cazzo fai?>>
  Sarà anche bello come un Dio, ma giuro che Cristi è uno degli esseri più idioti che io abbia mai incrociato su questa Terra: mentre Tommaso parlava, Cristi gli infila la mano nei pantaloni ( sapete, i ragazzi pensano che questi gesti esorcizzino l'omosessualità... bah). Quasi in segno di approvazione per la sua splendida trovata, guarda me e Sam (più me che lei, dato che la poveretta è quasi spalmata sul tavolino). Ha degli occhi fantastici, magnetici; capelli scuri acconciati alla maniera di molti ragazzini di quest'epoca, moda lanciata da un calciatore, ma non ricordo chi; è molto alto, magro ma non secco e barba incolta.
  Comunque nel pub cominciano a sorgere delle risse tra ubriachi qua e là tra il bancone e il pannello delle freccette, così paghiamo il conto e ce ne andiamo. Samantha non si regge praticamente in piedi, allora Tommaso la solleva di peso e se la carica sulle spalle. Che tesoro, lui! Tommaso ha il tipico viso angelico: occhioni azzurri, capelli riccioluti e biondi bocca carnosa e praticamente perfetta. E' un ragazzo fantastico: leale, responsabile, intelligente e molto gentile. Di solito il sabato sera con noi c'è anche Claudia, la sua ragazza, solo che al momento sta visitando l'isola di Santo Domingo con il nuovo marito (probabilmente miliardario, anche se Claudia dice che sia solo milionario) della madre. Ah, e c'è anche la madre con loro.
  Samantha abita proprio vicino al pub, così la trasportiamo fino alla porta di casa, dove la madre ci aspetta in pigiama, braccia conserte e pipa in bocca (sì, avete capito, la pipa, non è strano, la fuma spesso per sembrare più intelligente). Ulrike, la mamma di Sam, tedesca, raccoglie la figlia e comincia ad urlarci contro in tedesco. Badate, io di tedesco non ci capisco una mazza, ma sono quasi sicura che non fossero esattamente complimenti, quelli.
  
  Comunque ce la filiamo. Adoro gironzolare con Tommaso e Cristi perché comincia la gag in cui Cristi fa finta di infastidirmi e Tommaso mi protegge e io faccio la parte della smorfiosa che non dà confidenza a uno sbandato come Cristi.
  Benchè sia fine Ottobre, non è molto freddo, così andiamo verso il Calledro, il parco al centro della città. Ridendo e ciondolando, appaiono delle altalene selvatiche, tutti e tre ci blocchiamo: ci sono solo due posti. Cominciamo a correre come pazzi, ma quei due hanno delle gambe lunghissime e io ho il vestito corto. Metto il broncio e Cristi mi prende di peso e mi mette a sedere sulle sue gambe.
   Forse un po' l'alcool, forse che già sono le 2:30 di Domenica mattina, i discorsi si fanno seri e filosofici: si parla del valore delle tette grandi e dei piselli lunghi, adducendo argomentazioni alquanto improbabili.
   Poi squilla un telefono. Il mio non è, e siccome non sento muoversi niente ( o quasi ) nelle tasche di Cristi, deve essere quello di Tommaso. E' sua madre, che lo vuole a casa immediatamente. Deve essere molto incazzata (ops, queste parolacce) perchè la sentiamo anche io e Cristi che sbraita nella cornetta.
<<O ragazzi, io devo scappare... Cri', ce la porti tu a casa?>> Tommaso è super-premuroso, è uno di quei galantuomini che non si vedono più che si assicurano che la donzella rientri sana e salva nel suo castello.
 <<Sì, sì Tomma', ci penso io... ce vedemo>> e si salutano con una stretta di mano, mentre a me dà due baci sulle guance, poi si incammina di corsa. A 15 anni avevo una cotta per lui, finchè non ho incontrato il mio primo ragazzo, Giacomo, ma qualche volta mi domando come sarebbe andata con lui...
  Scendo dalle gambe di Cristi e gli dico di incamminarci verso la macchina. Ecco, lui ha la patente, da bravo 19enne, mentre io, povera sfigata, essendo nata il 29 Dicembre devo ancora compiere 18 anni. 
Fortuna che la macchina è parcheggiata lì vicino, che comincia a fare freddo. Non manco di lamentarmene. Lui allora mi prende in braccio e mi sistema sulla sua spalla come si fa con i sacchi di patate. Io protesto, ma è forte, non c'è che dire.                                                           
Mi "scarica" sul sedile con mala grazia, e mi arrabbio. Quando entra in macchina cominciamo a fare la lotta. Ho imparato la sublime tecnica del fare a botte da piccola: sono cresciuta con quattro cugini maschi, di cui tre sono più grandi di me, perciò per farmi ascoltare dovevo tirare pugni.
  Sfoggio la mia mossa migliore: fingo di colpirlo al viso e, mentre lui cerca di pararsi lì, io lo colpisco sulla pancia. Cristi coglie l'attimo e mi intrappola con le braccia. Io cerco di divincolarmi, ma lui non molla la presa e se la ride di gusto.
  Ma poi succede una cosa strana. 
Smetto di dibattermi, ma lui non mi lascia comunque. Intuisco vagamente la situazione e ciò che sta per succedere, ma non mi tiro indietro. Lui abbassa il viso e mi bacia, e io lo lascio fare. Ragazzi non prendetemi per una facile, ma un tempo avevo una cotta per lui.

  Le mani gli scivolano via dalle mie spalle e vanno a finire sulla mia giacca che lui - ad occhi chiusi!!- slaccia. Entra con la mano nel mio giacchino per sentire la mia -poco abbondante, ahimè- carrozzeria. Poi passa alla gonna, che mi solleva per spostare le mutandine. Li lascio fare, lui e le sue mani magiche.
  Anche io allora allungo le mani e vado a sentirlo lì: sembra mooolto 'emozionato'. Lui sogghigna  e mi bacia sul collo. Gli slaccio la cinta e tiro giù la zip dei jeans. Vi dico solo che non è circonciso.
  Mentre ci lavoro un po', sento che sta per venire,allora lui mi ferma e si mette a frugare in una tasca della macchina: tira fuori un preservativo. Me lo porge. Beh, almeno è sesso protetto.
  Mi aiuta ad abbassare il mio sedile, mi divarica dolcemente le gambe e l'abbraccio comincia. Affondo le mani nella sua schiena e nei suoi capelli, profumatissimi fino a che non raggiunge l'apice del piacere, ma non si ferma fino a che io non lo raggiungo. 

FINE CAPITOLO I